Il modello di scheda elaborato dai Responsabili scientifici e informatici del progetto VIVer è concepito per far emergere le specificità del lessico e della fraseologia del Verismo e del corpus multigenere che lo rappresenta.
Ogni voce del vocabolario presenta pertanto una struttura fissa, qui di seguito riportata, che si articola in sezioni e in campi. Si segnalano con asterisco i campi che in alcuni casi potrebbero rimanere vacanti (es. il campo “Traduzione” nelle voci non dialettali).
Lemma + categoria grammaticale o tipo di espressione fraseologica
0.1. Forme attestate nel corpus dei testi (con tutte le varianti)
0.2. *Glossa metalinguistica (se presente nel testo)
0.3. *Traduzione delle voci dialettali
0.4. Prima attestazione nel corpus (Autore, titolo, anno)
0.4.1. Indicazione numerica della frequenza nel corpus (per ciascuna forma)
0.4.2. *Prima attestazione fuori corpus
0.5. Rinvii interni
0.6. *Nota (etimologica, linguistica, stilistica, filologica) + *bibliografia
0.7. Corrispondenze lessicografiche
- Definizione
Marca d’uso
Campo semantico
Distribuzione geografica
Contesti
- Definizione (eventuale secondo significato)
Marca d’uso
Campo semantico
Distribuzione geografica
Contesti
Il lemma, posto in apertura di scheda, è seguito dalla categoria grammaticale – unica o multipla, a seconda dei casi – oppure, nel caso della formularità, dal tipo di espressione fraseologica (similitudine convenzionale, idiomatismo aggettivale, idiomatismo verbale, proverbio, ecc.). La prima sezione è dedicata alla documentazione preliminare: nel campo 0.1 si elencano tutte le forme attestate nel corpus, comprese le varianti grafiche e morfo-sintattiche; nel campo 0.2 confluiscono le eventuali glosse metalinguistiche presenti nel testo, vale a dire commenti d’autore che possono fornire ad esempio traduzioni di espressioni dialettali o indicazioni diatopiche (ad es. come dicono laggiù). Il campo 0.3 accoglie la traduzione letterale delle espressioni dialettali pure. La prima attestazione nel corpus è registrata al punto 0.4 secondo il sistema “autore, titolo, anno”. Nei casi in cui si accerti una retrodatazione rispetto alla tradizione documentata, essa viene esplicitamente segnalata e inserita anche nella sezione VIVer di ArchiDATA, che ospita attualmente 134 retrodatazioni. Il campo 0.4.1 registra la frequenza numerica delle occorrenze nel corpus per ciascuna forma: si indica dapprima il numero totale e, in seguito, la distribuzione per autore. Le attestazioni fuori corpus precedenti alla prima occorrenza nei testi del VIVer sono censite nel punto 0.4.2, dove si forniscono i dati bibliografici completi e l’indicazione dei repertori di provenienza (dizionari, corpora, archivi digitali). Il campo 0.5 è riservato ai rinvii interni ad altre voci del vocabolario, sulla base di legami grammaticali o semantici. La sezione 0.6, facoltativa, accoglie note di natura etimologica, linguistica, stilistica e filologica, corredate da un eventuale apparato bibliografico. Essa è pensata come spazio di approfondimento dedicato a commenti di natura linguistica, a spiegazioni e a ulteriori osservazioni interpretative, inclusi eventuali spunti interdisciplinari. Nel campo 0.7. (“Corrispondenze lessicografiche”) vengono infine indicati i riferimenti ad altri vocabolari e corpora esterni al VIVer, alcuni dei quali facilmente interrogabili grazie alla già citata Stazione lessicografica della Crusca.
L’ultima sezione della scheda è dedicata alle definizioni, accompagnate da marca d’uso, campo semantico, distribuzione geografica e contesti. In considerazione dell’ampiezza del corpus e della prevedibile abbondanza di occorrenze per molte voci, il tracciato prevede una selezione ragionata dei contesti più rappresentativi; l’elenco integrale delle opere in cui compare il termine o l’espressione è tuttavia riportato in un campo specifico. Nella redazione delle definizioni si è scelto di procedere in modo indipendente rispetto alla tradizione lessicografica, ancorando le formulazioni esclusivamente ai dati linguistici attestati nel corpus VIVer, senza ricorrere ad apporti esterni o a rielaborazioni tratte da repertori preesistenti. Questo orientamento consente, da un lato, di valorizzare significati finora trascurati o non censiti e, dall’altro, di mettere in rilievo – all’interno della produzione verista – la continuità d’uso e la pertinenza semantica di accezioni già note ma non ancora sistematicamente associate a tale ambito. Ai fini del progetto si distinguono due tipologie definitorie: una di impianto tradizionale, riconducibile alla lessicografia propriamente detta, e una seconda, destinata soprattutto alle voci metadiegetiche, concepita come spiegazione di carattere esegetico più che come definizione in senso stretto. A ogni definizione è associato un indicatore del livello di figuralità, organizzato su tre gradi: il grado 0 corrisponde al significato letterale o proprio della voce; il grado 1, definito di “figuralità oggettiva”, segnala usi figurati già attestati nella lingua italiana o sostanzialmente omogenei rispetto a quelli registrati nei repertori; il grado 2 contrassegna invece la “figuralità soggettiva”, riconducibile alla creatività del singolo autore. Si è ritenuto opportuno, in particolare, marcare le occorrenze – soprattutto fraseologiche – in cui il significato risulta rielaborato o innovato in modo significativo, come accade nei fenomeni di riletteralizzazione tipici della scrittura verghiana (ad es. «sembrava stesse contando quante tegole e quanti travicelli c’erano sul tetto, e volesse stimare la casa» nella voce contare i travicelli).
